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Diario di viaggio in El Salvador : correndo tra i prati di blu!

Aggiornato il: nov 18



Quando l'inverno freddo e gelido avvolge come una grande coperta alcuni paesi nel mondo, altri rilucono di maestose primavere e folli estati. In America Centrale, una piccola nazione, concentrato di bellezza e gusto, El Salvador si getta in questa mischia di cambi stagione e regala il meglio di se finito il periodo delle grandi piogge. Così, all'orizzonte, i campi e la Sierra si tingono di un meraviglioso colore, l'indaco dei fiori d'anil, ed i coni vulcanici che si ergono maestosi, spiccano tra chilometri in 3D di vegetazione lussureggiante. Ogni angolo di questa terra, durante il mio viaggio, mi ha riportato alla storia di uomini e popoli grandi protagonisti di un passato glorioso ma anche tortuoso: i Maya. Seminati lungo percorsi a volte impervi, i siti archeologici di Joya del Ceren, San Andres si raccontano attraverso vestigia architettoniche che qui narrano il quotidiano; ci mettono in contatto con l'essenza più pura delle antiche culture, incentrate sull'adorazione degli dei che dovevano garantire abbondanza, cibo e pace.

Non a caso proprio ad Joya del Ceren, la violenta eruzione del vulcano Loma Caldera , oggi chiamato Ilopango, che portò alla distruzione dell'agglomerato, "congelò" vere e proprie riserve di semi di mais e cibo che ancora oggi si possono osservare all'interno delle case del popolo: i nostri antenati erano davvero organizzati e saggi.



Il mio viaggio mi ha portato sicuramente ad esaminare interessanti correlazioni tra questo passato quasi ancestrale ed un presente che corre ma che in questo caso "corre meno" rispetto alla nostra vita moderna e frenetica. E così, girovagando per splendidi villaggi coloniali ed attraversando campi e distese diligentemente coltivati, sbirciando tra le finestre ed entrando in punta di piedi nella vita delle persone più semplici, mi sono resa conto di molte cose importanti. Il modo straordinario di preparare una tortilla, di macinare il mais a mano, usando la pietra e la forza delle braccia o di cucinare sul fuoco all'aperto, sono variate di pochissimo e la cultura maya non è scomparsa per niente: rivive degnamente e in forma fiera tra le comunità meno avvezze al consumismo che ancora portano avanti tradizioni ed antiche ricette. I campi resi fertili dalla presenza di terra vulcanica ripagano con raccolti abbondanti e sani e l'oceano, il cui fragore si ascolta da lontano, nell'entroterra mitiga ed aiuta. El Salvador è la patria delle piantagioni di caffè, che qui trovano habitat ottimale: belle, rigogliose, di quel colore bianco dei fiori e rosso dei frutti che aspettano solo di essere fotografate. Incorniciano le pendici delle colline e dei monti e, durante la raccolta, spogliano le piante ed arricchiscono di aroma i nostri sensi. E' un'esperienza davvero unica entrare in una finca cafetalera ed osservare in prima linea il grande lavoro che porta il caffè tostato e pronto all'uso nei nostri bar e sulle nostre tavole. Il rumore delle macchine diventa meno assordante se associato all'aroma che producono quintali e quintali di chicchi pronti all'essiccazione ed alla tostatura.


Il caffè non è certo l'unico fiore all'occhiello per il Salvador: la cucina che ho avuto modo di sperimentare sia nei ristoranti che in situazioni che potrei definire una sorta di "street food" mi ha davvero appagato e convinto che spesso nella semplicità più estrema stanno un grande gusto e gestualità che si tramandano da secoli, quando ancora gli indigeni non vestivano che pelli, copricapi colorati e monili. Passeggiando per le strade della meravigliosa Suchitoto, cittadina coloniale adagiata sulle sponde del lago Suchitlan, tra strade ciottolate ed edifici di un bel bianco accecante, serpeggia l'aroma inconfondibile ed estremamente invitante delle "pupusas", tortillas calde e ripiene di carne e formaggio accompagnate da salse locali ben piccanti ed insalate rinfrescanti: come dire di no ad un piatto così?





E' impossibile! Immaginate delle caldissime, fumanti e freschissime "piadine" fatte di farina di mais, messe a friggere o sulla pietra, ripiene di carne di manzo o maiale, formaggio, verdure e salsa piccante, richiuse su se stesse e servite alla mensa: una vera leccornia. Proseguendo sul percorso gastronomico, non possiamo dimenticare il buonissimo "Atol de Pina", una sorta di bevanda dove sicuramente è padrone il frutto dell'ananas che unitamente al mixing di zucchero, farina di mais o riso,latte, la cannella ed altre spezie, tra cui il pepe, regala il calore "latino" di questa destinazione!







Non per ultime arrivano le "enchiladas" guarnite con carne, uova, salsa piccante: una vera esperienza gustativa, certo non per i dietisti!...ma valevole la pena! E tutto questo circondati da paesaggi fermi nel tempo e nello spazio, distese sconfinate di blu dei fiori dell'anil, usato per tingere i tessuti in forma naturale ed, ovviamente, il sentore dell'oceano che ci aspetta con le sue onde e la sua energia! That's Salvador! By Clara Laura Ricci



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